Pareidolia
Oltre alla bellezza estetica e all’originalità dello stile, le opere di Teri Volini sono caratterizzate dalla pareidolia, fenomeno psicologico che porta a riconoscere volti o figure familiari in elementi astratti o casuali; partendo dall’appartenenza delle sue origini, in cui la pareidolia è di casa, Volini ne scopre la presenza nelle sue opere pittoriche e nelle opere di grandi artisti, come Turner e Friedrich, quindi indaga come questa tendenza influenzi la nostra percezione delle opere d'arte e quella dell’ambiente naturale ed urbano. La sua ricerca combina aspetti artistici e psicologici, approfondendo come la pareidolia possa essere un ponte tra l’arte, la percezione e le dinamiche culturali. e la esplora compiutamente in varie pubblicazioni, tra cui La Visione Pareidolitica, Le Pietre Visionarie, Pareidolia a Pietrapertosa, Arte involontaria, etc.
Opere in esposizione
Le immagini di Teresa Volini nascono da una sapiente complicità di tecniche diverse che spesso convivono nella stessa opera: olio, pastello, acquerello e smalto si intrecciano sulla tela dando vita a risultati inediti. La superficie pittorica assume così una particolare pigmentazione, quasi un effetto di ruggine, entro il quale le immagini trovano una loro esistenza discreta, evocativa e suggestiva.
Da un testo di Bernardo Panella, giornalista, critico e poeta.
«Visioni apofenico-pareidolitiche, dunque, quelle della mia pittura, trasferite nelle opere attraverso pennelli, colori a olio e tecniche miste, in stretta corrispondenza con quella magia naturale da cui hanno avuto origine. Visioni così persistenti da continuare a manifestarsi nel tempo, spesso oltre le stesse intenzioni dell’artista.
A rendere possibile tutto questo è una tecnica particolare, estremamente funzionale all’espressione del mio mondo poetico e alla manifestazione della fenomenologia pareidolitica. Si tratta di una tecnica originale, libera da vincoli e da debiti nei confronti di altre esperienze artistiche, con il pregio di essere immediatamente riconoscibile da chiunque abbia visto anche una sola delle mie mostre o delle mie opere.
Mi è stato detto che si tratta di una tecnica unica. Non mi è stata insegnata da alcun maestro e non deriva dalla frequentazione di scuole artistiche specifiche. La considero un dono naturale, una qualità genetica, forse un’eredità lontana degli antenati o, chissà, una capacità già sperimentata in una vita precedente.
In ogni caso, sono grata alla Musa che mi ha privilegiata e che, come accadeva al grande matematico indiano Ramanujan, continua a bisbigliare al mio orecchio, guidando le mie visioni.»
Da un testo di Bernardo Panella, giornalista, critico e poeta.
«Visioni apofenico-pareidolitiche, dunque, quelle della mia pittura, trasferite nelle opere attraverso pennelli, colori a olio e tecniche miste, in stretta corrispondenza con quella magia naturale da cui hanno avuto origine. Visioni così persistenti da continuare a manifestarsi nel tempo, spesso oltre le stesse intenzioni dell’artista.
A rendere possibile tutto questo è una tecnica particolare, estremamente funzionale all’espressione del mio mondo poetico e alla manifestazione della fenomenologia pareidolitica. Si tratta di una tecnica originale, libera da vincoli e da debiti nei confronti di altre esperienze artistiche, con il pregio di essere immediatamente riconoscibile da chiunque abbia visto anche una sola delle mie mostre o delle mie opere.
Mi è stato detto che si tratta di una tecnica unica. Non mi è stata insegnata da alcun maestro e non deriva dalla frequentazione di scuole artistiche specifiche. La considero un dono naturale, una qualità genetica, forse un’eredità lontana degli antenati o, chissà, una capacità già sperimentata in una vita precedente.
In ogni caso, sono grata alla Musa che mi ha privilegiata e che, come accadeva al grande matematico indiano Ramanujan, continua a bisbigliare al mio orecchio, guidando le mie visioni.»
La Missione Culturale: Educare Attraverso l’Arte
Oltre alla sua produzione artistica e letteraria, Teri Volini è una promotrice culturale instancabile. Come presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha organizzato eventi, corsi e conferenze che mirano a sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’arte come strumento di crescita personale e collettiva. Ogni sua iniziativa è un tentativo di creare un dialogo tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro.
Un’Eredità Eterna
Teri Volini non è semplicemente un’artista: è una guida, un’ idealista che ha scelto di utilizzare l’arte come mezzo per elevare la coscienza e trasformare la percezione del mondo. Le sue opere, ricche di significato e bellezza, rappresentano un lascito che continuerà a ispirare e a illuminare generazioni future. Attraverso la sua arte, Volini ci invita a guardare oltre l’ovvio, a scoprire il sacro nel quotidiano e a riconnetterci con la bellezza universale.
Oltre alla sua produzione artistica e letteraria, Teri Volini è una promotrice culturale instancabile. Come presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha organizzato eventi, corsi e conferenze che mirano a sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’arte come strumento di crescita personale e collettiva. Ogni sua iniziativa è un tentativo di creare un dialogo tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro.
Un’Eredità Eterna
Teri Volini non è semplicemente un’artista: è una guida, un’ idealista che ha scelto di utilizzare l’arte come mezzo per elevare la coscienza e trasformare la percezione del mondo. Le sue opere, ricche di significato e bellezza, rappresentano un lascito che continuerà a ispirare e a illuminare generazioni future. Attraverso la sua arte, Volini ci invita a guardare oltre l’ovvio, a scoprire il sacro nel quotidiano e a riconnetterci con la bellezza universale.
Opera doppia
Lei che porta in grembo gli universi
Lei che porta in grembo gli universi
Impregnata di dignità, autorevolezza e sacralità, l’Opera simboleggia ed personifica la rinnovata speranza del riconoscimento del Valore Femmini- le in tutta la sua potenza e sacralità.
Un Femminile grandioso nel suo essere non solo portatore privilegiato della vita, della cura e della generazione tutta, ma testimonial del Principio stesso della Vita in tutte le sue manifestazioni sul pianeta, e della stessa Madre Terra, con cui lo condivide e rappresenta, incarnandolo in forma umana…
In chiara evidenza il senso dell’autorevolezza femminile e l’importanza attribuita ai valori di cui questo è portatore. Coniugazione del Femminile con la creazione universale, esprime tale concetto con una “semplice” silhouette femminile, immersa in trasparenza in uno sfondo scuro, allusivo della fervente immensità cosmica e al contempo della germinazione interna del corpo umano; a quella del grembo in cui cresce il nuovo essere; a quella della scura terra germogliante e del plancton oceanico, fino al ritmo cellulare inteso a tutta la creazione universale.
Un fiore luminoso, o un sole dal cuore nero è nel suo ventre, aperto su ciò che è all’inizio di ogni cosa .
Un Femminile grandioso nel suo essere non solo portatore privilegiato della vita, della cura e della generazione tutta, ma testimonial del Principio stesso della Vita in tutte le sue manifestazioni sul pianeta, e della stessa Madre Terra, con cui lo condivide e rappresenta, incarnandolo in forma umana…
In chiara evidenza il senso dell’autorevolezza femminile e l’importanza attribuita ai valori di cui questo è portatore. Coniugazione del Femminile con la creazione universale, esprime tale concetto con una “semplice” silhouette femminile, immersa in trasparenza in uno sfondo scuro, allusivo della fervente immensità cosmica e al contempo della germinazione interna del corpo umano; a quella del grembo in cui cresce il nuovo essere; a quella della scura terra germogliante e del plancton oceanico, fino al ritmo cellulare inteso a tutta la creazione universale.
Un fiore luminoso, o un sole dal cuore nero è nel suo ventre, aperto su ciò che è all’inizio di ogni cosa .
LA BANCA DEL SEME
Gemella di LEI CHE PORTA GLI UNIVERSI, l’Opera incarna lo stesso principio vitale originario, ma sottolineando una sottaciuta realtà: che il Seme esiste solo nel grembo della femmina, umana e animale, e da quello procede, accrescendosi giorno dopo giorno per la formazione del nuovo essere e di tutte le generazioni fin dall’inizio dei tempi… È dunque il Femminile a detenere tale privilegio, dal momento che il Seme è la cellula formatasi a seguito dell’unione del maschile con il femminile, di cui il Grembo si fa “coautore” e portatore..
Fu all’inizio degli anni ‘90 che rilevai la portata di tale privilegio, ampiamente riconosciuto e onorato nelle più antiche civiltà. Non a caso esse sono state ignorate o disprezzate dalla cultura “storica” convenzionale - nella quale il maschile non sano, quello predominante nel tempo storico patriarcale, ha inteso celare, minimizzandolo e usurpandone il senso e l’importanza fin dal tempo in cui gli antichi greci hanno attribuito quella prerogativa al solo maschile, con il contributo sostanziale lessicale di un termine che la dice lunga: spermatozoo, da essi riferito tout court al “Seme” della vita.
La donna era diventata - secondo tale asserzione - un puro e semplice contenitore… Essa si limitava a ricevere il “seme” maschile nel suo grembo, “come la Terra riceve il seme della pianta. Un paragone quanto mai improprio, ma talmente efficace che ancor oggi è impresso nella nostra mente e vi lavora in senso demolitivo del valore femminile e del suo ruolo fondamentale. E la nostra cultura androcentrata continua imperterrita a parlare di Seme dell’uomo, Banca del seme, etc . Un’ottusità incredibile, o una perversione volontaria nell’errore linguistico in malafede?
Di fatto, un’incubatrice, una fattrice: tale è stata “considerata” la donna nei secoli, fino a quando non si è scoperto (solo nel 1700) l’esistenza dell’ovulo femminile... Questa non piccola ignoranza è stata fra i motivi/pretesti della difficile condizione della donna nei secoli, e della sua secondarietà sociale, mentre, ai primordi, quando si riteneva che fosse solo la donna a procreare, essa era assimilata alla divinità!
Gemella di LEI CHE PORTA GLI UNIVERSI, l’Opera incarna lo stesso principio vitale originario, ma sottolineando una sottaciuta realtà: che il Seme esiste solo nel grembo della femmina, umana e animale, e da quello procede, accrescendosi giorno dopo giorno per la formazione del nuovo essere e di tutte le generazioni fin dall’inizio dei tempi… È dunque il Femminile a detenere tale privilegio, dal momento che il Seme è la cellula formatasi a seguito dell’unione del maschile con il femminile, di cui il Grembo si fa “coautore” e portatore..
Fu all’inizio degli anni ‘90 che rilevai la portata di tale privilegio, ampiamente riconosciuto e onorato nelle più antiche civiltà. Non a caso esse sono state ignorate o disprezzate dalla cultura “storica” convenzionale - nella quale il maschile non sano, quello predominante nel tempo storico patriarcale, ha inteso celare, minimizzandolo e usurpandone il senso e l’importanza fin dal tempo in cui gli antichi greci hanno attribuito quella prerogativa al solo maschile, con il contributo sostanziale lessicale di un termine che la dice lunga: spermatozoo, da essi riferito tout court al “Seme” della vita.
La donna era diventata - secondo tale asserzione - un puro e semplice contenitore… Essa si limitava a ricevere il “seme” maschile nel suo grembo, “come la Terra riceve il seme della pianta. Un paragone quanto mai improprio, ma talmente efficace che ancor oggi è impresso nella nostra mente e vi lavora in senso demolitivo del valore femminile e del suo ruolo fondamentale. E la nostra cultura androcentrata continua imperterrita a parlare di Seme dell’uomo, Banca del seme, etc . Un’ottusità incredibile, o una perversione volontaria nell’errore linguistico in malafede?
Di fatto, un’incubatrice, una fattrice: tale è stata “considerata” la donna nei secoli, fino a quando non si è scoperto (solo nel 1700) l’esistenza dell’ovulo femminile... Questa non piccola ignoranza è stata fra i motivi/pretesti della difficile condizione della donna nei secoli, e della sua secondarietà sociale, mentre, ai primordi, quando si riteneva che fosse solo la donna a procreare, essa era assimilata alla divinità!
Che sia stato - nel passato storico che si dirigeva all’affermazione del mondo patrilineare, centrato sul potere la sopraffazione dell’altro /e la guerra - proprio la constatazione di quella potenza - a determinare quell’odio e quella violenza?
E che tuttora ne persista anche solo il balenare nel cervello di un maschile malato che – al di là delle vicende specifiche da cui sembra scaturire al momento – è il più delle volte da rapportare al rabbioso tentativo di diminuirlo, e di conseguenza, controllare e assoggettare colei che ne era la detentrice, invece di onorarla, rispettarla e amarla!
Paradossalmente, persino oggi, che le scoperte della genetica vengono diffuse e che la donna, dopo tanti secoli di soffocante patriarcato, chiede attenzione e si afferma nella società, quella insanità si manifesta con ancor più recrudescenza, e nell’uomo più immaturo e fragile si prospetta come inadeguatezza, ciò genera l’impulso omicida o quanto meno, la prepotenza atta a controllare e sottomettere la donna, anche quando è la sua compagna e madre dei suoi stessi figli.
Questo riflessione non vale solo per il singolo individuo, ma è trasferibile all’intera società, dove un resistente atteggiamento patrista persiste ad oltranza e non vuole cedere il “potere “ che ha detenuto nei secoli…
LA BANCA DEL SEME è stata la prima delle due opere gemelle a nascere artisticamente, parecchi anni fa, a seguito delle ricerche sul femminile sulle civiltà ancestrali, attivate principalmente da personalità come Simone De Beauvoir, Margaret Murray, Sigfried Giedion, Armanda Guiducci, Riane Eisler Marjia Gimbutas, Olympe Des Gouges, Mary Wollstonecraft, Margaret Fuller, Virginia Wolf, Micea Eliade, Carl Gustave Jung, J.J.. Bachofen, J.Stuart Mill , Eric Neumann, Robert Graves, Joseph Campbell, Ajit Mookerjee, Esther Harding, Tilde Giani Gallino, Angela Bianchini, Germaine Greer, Mary Daly, Vicki Noble, Sibilla Aleramo, Carla Lonzi, Starhawk,Ida Magli, Marina Valcarenghi, C. PinKola Estés, Luciana Percovich, Sivia Codecasa, Dario Valcarenghi, Philip Rawson, Shakruck Husain, Paolo Portone …
E che tuttora ne persista anche solo il balenare nel cervello di un maschile malato che – al di là delle vicende specifiche da cui sembra scaturire al momento – è il più delle volte da rapportare al rabbioso tentativo di diminuirlo, e di conseguenza, controllare e assoggettare colei che ne era la detentrice, invece di onorarla, rispettarla e amarla!
Paradossalmente, persino oggi, che le scoperte della genetica vengono diffuse e che la donna, dopo tanti secoli di soffocante patriarcato, chiede attenzione e si afferma nella società, quella insanità si manifesta con ancor più recrudescenza, e nell’uomo più immaturo e fragile si prospetta come inadeguatezza, ciò genera l’impulso omicida o quanto meno, la prepotenza atta a controllare e sottomettere la donna, anche quando è la sua compagna e madre dei suoi stessi figli.
Questo riflessione non vale solo per il singolo individuo, ma è trasferibile all’intera società, dove un resistente atteggiamento patrista persiste ad oltranza e non vuole cedere il “potere “ che ha detenuto nei secoli…
LA BANCA DEL SEME è stata la prima delle due opere gemelle a nascere artisticamente, parecchi anni fa, a seguito delle ricerche sul femminile sulle civiltà ancestrali, attivate principalmente da personalità come Simone De Beauvoir, Margaret Murray, Sigfried Giedion, Armanda Guiducci, Riane Eisler Marjia Gimbutas, Olympe Des Gouges, Mary Wollstonecraft, Margaret Fuller, Virginia Wolf, Micea Eliade, Carl Gustave Jung, J.J.. Bachofen, J.Stuart Mill , Eric Neumann, Robert Graves, Joseph Campbell, Ajit Mookerjee, Esther Harding, Tilde Giani Gallino, Angela Bianchini, Germaine Greer, Mary Daly, Vicki Noble, Sibilla Aleramo, Carla Lonzi, Starhawk,Ida Magli, Marina Valcarenghi, C. PinKola Estés, Luciana Percovich, Sivia Codecasa, Dario Valcarenghi, Philip Rawson, Shakruck Husain, Paolo Portone …